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Overture d’autunno

Cielo grigio oggi, dopo mesi di sole. Dal trenino all’ufficio, in piena campagna romana, schiaccio le nuvole di umidita’ che salgono dalla terra bagnata. Ho le cuffiette e le orecchie piene di musica, sento la nebbiolina sulla faccia. Ovatta i contorni. Profuma di legno. Promette sensazioni perdute che riemergono sfocate solo durante gli ultimi mesi dell’anno.

Apro la porta, levo le cuffie: la nebbia svanisce. Il neon spaventa i colori e il telefono reclama risposte veloci.


COME LE PIU’ GRANDI TESTATE, ANCHE NOI FACCIAMO UN SONDAGGIO:

 

Gechi e Weltan Schauung

L’altra sera ho trovato un piccolo geco, veramente minuscolo, in una vaschetta che avevo lasciato in cucina, vicino alla finestra. Evidentemente era scivolato li dentro da un po’ e cercava di uscire. La situazione era critica: con le ventosette sulle zampe non riusciva a risalire le pareti lisce e, nonostante l’aspetto da caramella gommosa, era visibilmente agitato. Non avendo trovato altre soluzioni, mi sono rimessa le scarpe, ho preso la vaschetta col piccolo geco, sono scesa e l’ho liberato per strada. Probabilmente l’avrà mangiato qualche gatto, ma penso comunque di aver agito col cuore. Se non altro nei confronti del gatto. Comunque mi sono sentita bene.

In questi giorni sono molto presa da quello che succede fuori dalla porta di casa, nella Società, come dicono i giornali. E provo un sentimento misto di dispiacere, impotenza e rabbia, stati d’animo che, come è noto, occludono il terzo chakra e creano tensioni muscolari sulle spalle. A parte la crisi economica, che non credo abbia potuto sorprendere gli esperti di finanza, visto che persino io dall’estate scorsa avevo intuito che la crisi americana dei mutui nascondeva problemi strutturali ben piu’ profondi, sono le manifestazioni di intolleranza verso il prossimo che si verificano nelle strade, nelle scuole e negli stadi, che mi preoccupano di piu’.

Nei periodi di crisi economica, com’è noto, si cerca il capro espiatorio. Piuttosto che prendersela con i piu’ deboli, sarebbe meglio sfogarsi con dei professionisti dell’espiazione, come il buon vecchio Malaussene, a cui possibilmente far pagare anche le tasse per il servizio che deve svolgere in quartieri destinati (case dei capri espiatori).

Insomma, non ne posso piu’ di sentir parlare del problema dell’immigrazione, di veder smontare pezzo per pezzo la scuola pubblica (adesso persino con l’ideona delle classi differenziate per gli stranieri! Ma si, mettiamoci dentro anche gli handicappati che le scuole private rifiutano, cosi si risolve persino il problema di come pagare il maestro di sostegno!), di tutta la solfa sulla sicurezza, dello screditamento degli uomini di cultura (professori, scienziati, magistrati) a vantaggio di chi “produce” e “manda avanti la carretta” (manager e piccoli imprenditori).Per non parlare dell’ecologia, che è percepita come l’ultimo dei problemi del nostro Paese, e non solo dai politici!

Ma, ed è questo che mi spacca la testa, questa visione politica piace, lo dimostrano le elezioni ed i sondaggi. Eppure a me manca qualcosa.

E’ il gesto fatto col cuore che stiamo perdendo. La paura, la diffidenza, la fretta, ci allontanano e ci rendono tutti piu’ soli, piu’ fragili e piu’ arrabbiati. Invece un gesto fatto col cuore ci fa sentire bene. Se funziona con un geco, figuriamoci nei confronti di un essere umano.

….Ciclista e dintorni

In questo periodo ncesca ha a che fare col “….ciclista” :

Infatti e’:

Biciclista:usa la bici perche’ non vuole passare la vita nel traffico ne’ adottare un benzinaio: a differenza del vero ciclista, le manca la passione per la fatica e per le salite dei sette mila colli di Roma

Mociociclista:usa il mocio o lo straccio con padronanza e velocita’, cavalcando il passastraccio lungo le gincane del corridoio, facendo attenzione comunque a non pulire troppo spesso.

Mottociclista:ormai da alcuni anni, tra le 9 e le 10 del mattino, saluta chiunque incontri con: “What a beatiful day today!”, frase estrapolata da un vecchio bellissimo film (Dramma della Gelosia) in cui Monica Vitti, mentre vende i fiori al chiosco, studia inglese ascoltando al mangianastri le cassette di un corso di lingua. La frase puo’ assume diverse sfumature, secondo l’occasione e l’umore, e risolve il problema del cercare le parole giuste di prima mattina. 

… e ora addirittura Motociclista?

N.B. Va bene, non guido io, mi attacco come un geco con una mano a ventosa ad un tubo laterale della moto e con l’altra alla cintura della giacca di E., rischiando di trasformarlo in un otto ad ogni frenata. Ma mi piace, mi piace, MI PIACE! 

BRUM BRUUUM! 

Feste fotoniche

  I colleghi di E., fisici e ricercatori,  sono molto simpatici. Nelle feste, l’atmosfera e’ sempre scanzonata: e’ un trionfo di sformati e dolci fatti in casa,  si ascolta di sottofondo musica rock, vecchi cantautori o anche elettronica, l’abbigliamento e’ a base di scarpe da ginnastica per gli uomini ed etno-chic(o etno-cheap) per le donne. Le case, quando sono di proprieta’,  vengono generalmente condivise con coetanei o compagni e l’arredamento varia tra l’ikea style ed il trionfo della parete colorata per spostare l’attenzione (e risparmiare) sul mobilio. D’altronde i giovani scienziati sono i piu’ precari tra i precari e, quando decidono di non espatriare (all’estero sono ricoperti di denaro e trattati con il dovuto rispetto), sono costretti a mantenere quella sorta di genuinita’ (cerchiamo il lato positivo!) dovuta alla scarsa disponibilita’ di “liquidita’ finanziaria” che  li preserva incontaminati dalla firma selvaggia e dal parrucchiere due volte a settimana (al lavoro assisto ad appuntamenti di lavoro strategicamente fissati per consentire la Piega). 

Insomma, in queste feste ci sto dentro come un gamberettto nella salsa. Ma anche gli scienziati hanno loro lato oscuro. Che emerge tutto nella fase del Regalo.

L’altra sera, la festeggiata era una donna (carina, bella scamiciata country, casa dalla parete melanzana, condivisa con un’amica). Ora, cosa si regala ad una donna? Una triade di anelli di acciaio (bellissimi), un mazzo di fiori, un cd.  Se poi la festeggiata e’ un fisico, anche una bolla di vetro con una paletta che gira tanto piu’ veloce quanto piu’ e’ forte la luce (“fotonica”, mi hanno spiegato). Un oggetto improbabile, la cui funzione e’ stata indovinata immediatamente da tutti tranne che da me, che avrei giurato fosse stata una lampadina fulminata ed ha scatenato commenti entusiasti da tutte le parti.

Quando invece ha scartato la mantellina asimmetrica che le avevamo regalato (tra l’altro idea di una loro collega), in soggiorno e’ sceso il silenzio. Davvero all’avanguardia e con due soli buchi, uno per la testa ed uno per un braccio, la mantellina potrebbe essere indossata anche come coprispalle (in quel caso i buchi sarebbero per le braccia). Alla domanda:” Indovinate cos’e’ questo?” una delle risposte migliori e’ stata: “un vestito per il cane” (un buco per la testa e l’altro per la coda), mentre il concetto di “coprispalla” ad E. e’ rimasto piuttosto confuso nonostante le mie spiegazioni e il fatto che ne abbia anch’io diversi. Tutti indumenti che nella sua mente poco metrosexual ha inserito nella macro-categoria “maglie”, con buona pace di “Donna Moderna” e “Vanity Fair”.

In fila dal ferramenta

L’INTUITIVO

Cliente A: Vorrei un gancio da  a p p i c c i c a r e  alla parete.

Ferramenta: Che tipo di gancio?

C: Mah, un gancio per il lampadario

F: Allora questo potrebbe fare al caso suo. Si ricordi che lo stop e’ da 6.

C: Lo stop? Cioe’ devo fare un buco?

F: Beh, si, col trapano, punta da 6…

C: Ma non c’e’ un altro modo per appiccicarlo?

F: Puo’ prenderlo a martellate…

C: Si-i?

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CONVERSAZIONE IN SALMI’

Cliente B (in fila davanti a noi): Oh buonasera avvocato! Come sta?

Pat: bene, bene! ( NDR: non e’ vero, sta ancora ciancicatissimo). E lei? E il Dott. Freguzza?

C: Ah il Dott. Freguzza benissimo, e’ una persona squisita! Davvero squisita!

Pat: Bene. E quindi lo vede ancora?

C: Si e’ una persona squisita. Anche il dott. Volpone, che ora tiene i conti per il dott. Freguzza, e’ una persona squisita …

Ferramenta: Ma tutte lei le conosce le persone squisite? A me me capitano solo gli stronz…!

C: Cmq, le dicevo, adesso il Dott. Volpone tiene i conti, perche’ il Dott. Freguzza lo hanno cacciato…e’ una persona squisita ma me deve ancora undicimilaeuro!

Vita di quartiere

Come diceva Jonny Stecchino, il traffico è la vera piaga di questa città. Nonostante il legame quasi ombelicale con il caos di zona, tanto che da piccoli, quando giravamo alla ricerca di un parcheggio, la mamma diceva che facevamo il “giro di Peppe”; nonostante le doppie file di auto ed i clacson strombazzanti di prima mattina, che costituivano l’habitat in cui siamo cresciuti noi ragazzini, nonostante tutto questo, mi è venuta l’intolleranza all’uso della macchina. Cosi’, data l’imbranosità nel guidare un motoveicolo di qualsiasi cilindrata, ho deciso di utilizzare il mezzo di trasporto piu’ antico (e rischioso) dopo il cavallo: la bici. L’adopero per gli spostamenti nel quartiere e per raggiungere la metro la mattina. Probabilmente la campagna per la sicurezza del sindaco e del governo, ha messo in testa persino a me l’idea che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. In cotanto rigurgito di homo homini lupus infatti, ho comprato la bellezza di due catene due, che mi sono costate quanto mezza bici e mi fanno perdere minuti preziosi nell’operazione di legaggio stile anni d’oro di Giucas Casella.

Italofobie

Targhina ne ha combinata un’altra!

Italofobie. Risate ed ironia tutta al femminile in una raccolta acquistabile su Internet e nelle migliori librerie di Roma.

Coliccicione

Gran Chirurgo (giovedi u.s.) : Una bella colecisti inspessita, con probabili calcoli, caro il mio colicciccione. Ma il referto ufficiale lo daremo lunedi. Bisogna studiare bene, approfondire, guardare la lastra in controluce con la luna piena. Per ora stia a casa e si contorca senza romperci gli zelloppi accademicamente pluridecorati.

E con questo referto ufficioso, si è chiusa qualche giorno fa la tormentata settimana ospedaliera di Pat, che ci ha fatto spaventare più di un babbuino impazzito che salta fuori dallo sgabuzzino con un macete in mano nel cuore della notte. Persino l’Ingegnere, la notte del ricovero improvviso, è tornato a Roma per 24 ore filate direttamente dalla Swissa, dopo aver comprato la mattina alle 5,30 il biglietto aereo all’aeroporto e pagato in contanti come un narcotrafficante in fuga dalla Colombia.

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Il mio Pat, in preda a crampi addominali e febbre, era stato ricoverato al reparto Spanzamenti d’Urgenza in piena notte, dopo aver sostenuto diversi esami, da cui non si capiva nulla. Siamo rimasti nel Limbo del Terrore del Reparto Spanzamenti senza che nessuno avesse il coraggio di fare un’ipotesi di diagnosi finchè Pat stesso, paziente stanco di pazientare, dopo qualche giorno senza dolori, nonostante la febbretta, ha chiesto al gran Chirurgo di poter tornare a casa. Il gran Chirurgo ha trovato geniale l’idea e l’ha fatto uscire all’istante con una pacca sulla spalla, d’accordo che appena disponibili le macchine per gli ulteriori accertamenti, l’avrebbe richiamato.

La sera stessa, ovviamente, lui ha avuto di nuovo dolori, come la settimana prima. E siamo riandati al Pronto So’ Corso.

Ciliegina sulla torta: non lo hanno ricoverato di nuovo perchè, come gli avevano detto per telefono il pomeriggio, avrebbe avuto la tac fissata per il giorno dopo…

Mandiamo a casa della mamma E., che ormai ha preso la patente per l’ambulanza ad honorem, mentre Pavel con l’espressione di un gatto caduto giu’ dal balcone e io, con i capelli biondi come Candy Candy, passiamo un’altra notte insonne con il termometro in mano per misurare la febbre a Pat ogni due ore.

Il giorno dopo, finalmente la tac e la diagnosi ufficiosa del Gran Chirurgo: colecistite. Lo ZioDottore, che vivendo in mezzo ai monti aveva potuto fare solo una sommaria visita telefonica, a lume di naso, nonostante la sua specializzazione in Addormentatore di Pazienti da Operare, aveva capito tutto e sosteneva questa tesi già dall’inizio.

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Ricerchetta su internet: che cavolo è la colecisti? La pancia è piena di robe che non si sa dove collocare di preciso. Cosi scopro che la colecisti o cistifellea è un sacchetto a forma di pera che penzola sotto il fegato con il compito di immagazinare la bile che userà poi il fegato stesso per digerire. L’infezione si cura con gli antibiotici e se ci sono i calcoli, la cistifellea va levata, ma è un’operazione di routine.

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-Ewwiwa Pat! Non hai niente!

Abbiamo reagito come se gli avessero detto che aveva le tonsille un po’ gonfie.

Il responso del Gran Chirurgo è stato ufficioso, dunque nessuna prescrizione di medicine. Ma ormai Candy Candy me fa un baffo e cosi, preparo una cena a base d’aria bollita (il frigo di Pat e Pavel era vuoto peggio del mio) ed il giorno dopo faccio una spesa da vegetariana induista. Cucino verdure al vapore spappolate, petti di pollo al niente, minestrone di ombre di verdure e spremute di pastina, neanche avessi una nursery da svezzare. Ho fatto mangiare ultralight il Pat, che come tutti gli uomini, ha la resistenza di una medusa spiaggiata ed ora, lo posso dire? Sta un po’ meglio…anzi no, non lo dico…

Ritorno al Futuro

http://missvivien.altervista.org/_altervista_ht/jenna7.jpg Svuotare l’armadio a muro della propria vecchia cameretta, dopo anni e anni che uno rimanda, è un impresa degna di Indiana Jones ed il Professor Zapotec. E’ tutto stratificato: piu’ in superficie giacciono le maglie che si mettevano all’università, poi lo strato dei maglioni che risalgono ai tempi delle superiori (enormi, pesanti e larghissimi), ed in fondo si rischia di trovare i fossili di alcune felpe delle elementari. Io stessa per poco non ho effettuato un carotaggio per rendermi conto della situazione. I Vestiti che Metto, una percentuale irrisoria rispetto al totale, sono gli unici che già da qualche anno stanno nell’armadio della mia nuova casa.

Se poi si considera che ho affrontato l’Armadio del Tempo, dopo aver riordinato l’enorme armadio in camera di mio padre, in cui valigie, albero di natale, cuscini di vecchi divani erano aggrovigliati tra loro in una fase post orgiastica, nonchè l’armadio del corridoio, in cui dico solo di aver ritrovato resti di una tenda da campeggio del ‘75 (fatto la prova del carbonio 14) ed un ferro da stiro che invece del cavo con la spina ha un tubo flessibile che non ho capito a cosa si possa attaccare su questo pianeta, ecco, questo puo’ dare la dimensione della stanchezza con cui ho iniziato quest’ultima impresa.

La selezione dei vestiti stratificati nell’Armadio del Tempo è avvenuta cosi. Tre grandi mucchi: i Vestiti che hanno Fatto il loro Dovere e quelli che Non l’hanno Mai Fatto (acquisti inutili raramente indossati), nelle buste per la raccolta dei vestiti usati. I Vestiti che Pero’ Questo Lo Metto Ancora, nelle buste da portare a casa nuova (cosa che già dovrei stare a fare invece di perdere tempo a scrivere) ed infine i Vestiti con un’Ultima Possibilità (cioè quelli da usare per casa, al mare o in campagna) e i Vestiti che Mi Ricordano Bei Momenti (e si sono salvate anche un paio di felpe delle elementari, maglie che mi hanno regalato persone speciali e cose lacrimevoli di questo tipo), in due (limite massimo di spazio) scatole destinate ad apposito vano nell’armadio di mio padre.

Tutto questo per dire che abbiamo deciso di affittare a persone di fiducia quella parte di casa in cui dormivamo da piccoli Luki ed io, che in realtà è un appartamento autonomo…dunque se qualche persona di fiducia è in ascolto ed è interessato o ha altre persone di fiducia che cercano casa, sa come trovarmi….

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