Gran Chirurgo (giovedi u.s.) : Una bella colecisti inspessita, con probabili calcoli, caro il mio colicciccione. Ma il referto ufficiale lo daremo lunedi. Bisogna studiare bene, approfondire, guardare la lastra in controluce con la luna piena. Per ora stia a casa e si contorca senza romperci gli zelloppi accademicamente pluridecorati.
E con questo referto ufficioso, si è chiusa qualche giorno fa la tormentata settimana ospedaliera di Pat, che ci ha fatto spaventare più di un babbuino impazzito che salta fuori dallo sgabuzzino con un macete in mano nel cuore della notte. Persino l’Ingegnere, la notte del ricovero improvviso, è tornato a Roma per 24 ore filate direttamente dalla Swissa, dopo aver comprato la mattina alle 5,30 il biglietto aereo all’aeroporto e pagato in contanti come un narcotrafficante in fuga dalla Colombia.
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Il mio Pat, in preda a crampi addominali e febbre, era stato ricoverato al reparto Spanzamenti d’Urgenza in piena notte, dopo aver sostenuto diversi esami, da cui non si capiva nulla. Siamo rimasti nel Limbo del Terrore del Reparto Spanzamenti senza che nessuno avesse il coraggio di fare un’ipotesi di diagnosi finchè Pat stesso, paziente stanco di pazientare, dopo qualche giorno senza dolori, nonostante la febbretta, ha chiesto al gran Chirurgo di poter tornare a casa. Il gran Chirurgo ha trovato geniale l’idea e l’ha fatto uscire all’istante con una pacca sulla spalla, d’accordo che appena disponibili le macchine per gli ulteriori accertamenti, l’avrebbe richiamato.
La sera stessa, ovviamente, lui ha avuto di nuovo dolori, come la settimana prima. E siamo riandati al Pronto So’ Corso.
Ciliegina sulla torta: non lo hanno ricoverato di nuovo perchè, come gli avevano detto per telefono il pomeriggio, avrebbe avuto la tac fissata per il giorno dopo…
Mandiamo a casa della mamma E., che ormai ha preso la patente per l’ambulanza ad honorem, mentre Pavel con l’espressione di un gatto caduto giu’ dal balcone e io, con i capelli biondi come Candy Candy, passiamo un’altra notte insonne con il termometro in mano per misurare la febbre a Pat ogni due ore.
Il giorno dopo, finalmente la tac e la diagnosi ufficiosa del Gran Chirurgo: colecistite. Lo ZioDottore, che vivendo in mezzo ai monti aveva potuto fare solo una sommaria visita telefonica, a lume di naso, nonostante la sua specializzazione in Addormentatore di Pazienti da Operare, aveva capito tutto e sosteneva questa tesi già dall’inizio.
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Ricerchetta su internet: che cavolo è la colecisti? La pancia è piena di robe che non si sa dove collocare di preciso. Cosi scopro che la colecisti o cistifellea è un sacchetto a forma di pera che penzola sotto il fegato con il compito di immagazinare la bile che userà poi il fegato stesso per digerire. L’infezione si cura con gli antibiotici e se ci sono i calcoli, la cistifellea va levata, ma è un’operazione di routine.
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-Ewwiwa Pat! Non hai niente!
Abbiamo reagito come se gli avessero detto che aveva le tonsille un po’ gonfie.
Il responso del Gran Chirurgo è stato ufficioso, dunque nessuna prescrizione di medicine. Ma ormai Candy Candy me fa un baffo e cosi, preparo una cena a base d’aria bollita (il frigo di Pat e Pavel era vuoto peggio del mio) ed il giorno dopo faccio una spesa da vegetariana induista. Cucino verdure al vapore spappolate, petti di pollo al niente, minestrone di ombre di verdure e spremute di pastina, neanche avessi una nursery da svezzare. Ho fatto mangiare ultralight il Pat, che come tutti gli uomini, ha la resistenza di una medusa spiaggiata ed ora, lo posso dire? Sta un po’ meglio…anzi no, non lo dico…