L’altra sera abbiamo visto Wall-e. Emamonomano sdraiato sul divano come Giuseppina Bonaparte, bigC incastrato nella mia sedia a dondolo, io scomposta sul tappeto e tutti con le mani nel ciotolone di pop-corn. Adoro i cartoni della Pixar. Mi piacerebbe un mondo scrivere delle storie per loro. Che poi, diciamocelo, divertono piu’ i grandi che i bambini. Che ormai e’ come dire che non c’e’ piu’ la mezza stagione. Ad ogni modo, Wall-e e’ molto divertente.
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Lui e’ un robot che compatta la spazzatura in mattoncini: wall vuol dire mattone. Avendo un debole per tutto quello che riguarda la gestione della monnezza, gia’ solo per la sua attivita’, Wall-e mi ha conquistata subito. Raccoglie tutti gli oggetti che attirano la sua curiosita’ e li conserva nel suo deposito, anche senza capire a cosa servono. E poi e’ un sentimentalone. Lei invece (in ogni cartone prodotto in quota Disney, c’e’ comunque una storia d’amore), Lei e’ una sonda spaziale, bianca ed estremamente stilosa, molto Mac oserei dire. Ed e’ piu’ potente, intelligente e risolutiva di Wall-e. Insomma e’ una figura femminile molto moderna.
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Per quanto riguarda la trama, si tratta di una favola ecologista che straripa di richiami a film cult quali Odissea nello Spazio e Matrix. Purtroppo il dvd si e’ impallato nel lettore proprio sul finire del film: dopo diversi tentativi, colpi e scossoni al macchinario, abbiamo rinunciato e ci siamo ritrovati ad ultimare la visione dal monitor del portatile, con l’espressione di tre talpe attapirate.
Dopo, accese le luci, l’amara scoperta: il tappeto era diventato un prato di margherite con i pop-corn al posto dei fiori. Immediata la nostalgia per il robottino, che avrebbe raccolto tutto e compattato le briciole in un bel cubo di pop-corn.
Cosi’ ho madato un sms all’Ingegnere Swizzero chiedendogli di costruirmi un Wall-e per natale. Nel frattempo devo pulire o aspetto?
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