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Trovare il verso

….senza farsi ingannare dalla coda…

Fastidiosa la luce accesa mentre si schiaccia un pisolino, eh?

Preparativi/festa

Dopo tali preparativi, dovuti soprattutto al complesso di inferiorità che mi prende quando C. mi vuole “vestita bene” per accompagnarla da qualche parte, preparativi peraltro culminati in una lotta impari con la piastra che non usavo da mesi, sono pronta: total black con scarpette rosso fuoco (quelle a cui ho addirittura dedicato un post!). Scendo di corsa le scale ma al parcheggio rimango immobile con chiavi della macchina in mano: l’albero sotto cui ho parcheggiato la macchina, ha pensato bene di depilarsi di tutti i fiorellini ed ha avuto la premura di appiccicarli sulla carrozzeria con una spalmata uniforme di resina.

Cerco a tentoni la serratura tra i petali secchi, gratto via la resina e infilo la chiave: non ho tempo di pensare a soluzioni alternative, la mia amica C. è tanto simpatica quanto nazistamente puntuale.

Parcheggio sotto casa sua e saliamo sulla sua macchina che lei, previdente almeno quanto nazistamente puntuale, aveva provveduto a far pulire, dentro e fuori.

Guardo C.: è solare come sempre, infilata dentro un vestitino giallo, vagamente anni ‘50, che ne esalta le forme generose. Mentre siamo in macchina, ci raccontiamo piccoli aneddoti e già cominciamo a ridere e quando finalmente capisco che tipo di evento è quello a cui stiamo andando (la festa di chiusura di una manifestazione artistica) mi passa qualsiasi ansia da prestazione: se c’è di mezzo il mondo dello spettacolo, so per esperienza che metà dei presenti sta li per cercare qualcosa da fare dopo quello che ha appena fatto, ha cambiali da pagare fino al 2025 (macchinone, casa con vista sul tevere) e probabilmente indossa un vestito da sera a noleggio. Quelli che contano di solito arrivano a metà festa, stanno 10 minuti a distribuire sorrisi e strette di mano e poi se ne vanno. I restanti sono tutti quelli che lavorano “dietro le quinte” della manifestazione: impiegati, consulenti e delegazioni varie che dopo una full immersion di lavoro magnano e ballano come se fosse l’ultimo giorno di festa prima della caduta dell’impero romano.

Parcheggiamo proprio davanti alla villa, C. fa gli occhioni ad un suo collega con la lista all’ingresso, che senza neanche controllare i nomi, urla:”lasciatele passare!”, e cosi entriamo, da vere star. Il vialetto è brecciolinoso e oscuro; nonostante le enormi fiaccole ai lati che bruciano come fornaci, piu’ di una dama tentenna sui trespoli, persino C. che è una maestra della scarpa infida, rischia di precipitare piu’ di una volta.

L’interno del parco è magnifico, ci sono le balle di fieno al posto delle panche ma sono molto chic e non lo diresti mai che se le mangerebbe una mucca. E l’iiluminazione è di quelle che piace a me, con tutte lampadine gialle appese ciondoloni ai fili, che sembrano le lucette delle barche a vela. Il buffet è a base di cibi del lazio, ma la porchetta, a differenza delle balle di fieno, sembra proprio porchetta, quindi è buona ma cosi sudaticcia che neanche chi la mangia riesce a darle un tono.

La mia amica C. saluta e bacia le guance di colleghi, amici, spasimanti improvvisati, donne con le tette finte, uomini con pance enormi, babbione acide, donne con stole di seta, donne con scialli, uomini brizzolati, tutta la scorta di un uomo politico e svariati carabinieri. Al culmine della serata mi spinge sulla pista, cioè sul prato, a ballare quello che suona dal vivo una band esperta in musiche da serate estive col repertorio dagli anni ‘60 ad oggi.

Ora, la mia amica C. sarebbe stata perfetta in questa scena di “Pane, amore e” al posto della Loren, ma col vestito giallo. E chi la conosce sa bene cosa intendo. Peccato che l’altra amica, M., non c’era, altrimenti C. avrebbe fatto ancora di meglio….

Preparativi/2

Come diceva quell’amica mia? A trent’anni una donna non puo’ non avere un tailleur nero, un paio di scarpe tacco 12 e…vabbè lasciamo stare la terza cosa. Ecco, la verità è che sono ancora sprovvista di tutto cio’. Anzi, facciamo cosi, il completo nero ce l’ho ma è invernale.

Nei casi di emergenza, e uno di questi è sempre stato il vestiario, ero abituata a ricorrere a mia madre. Lei magicamente aveva una soluzione a tutto. Magari non sempre apprezzavo i suoi consigli, anzi spesso le dicevo che erano una vera schifezza e me ne andavo irritata, ma avevo pur sempre una soluzione di scorta in tasca.

Purtroppo sono già un po’ di anni che mi trovo a dover dare io, invece che lei, i consigli a tutti gli uomini della mia vita (ahahaha) che spesso,oltretutto, mi dicono che i miei consigli sono una vera schifezza. Ma intanto se ne vanno con un piano B in tasca.

Ad ogni modo, io non ho perso l’abitudine di chiedere aiuto a lei. Lo faccio in testa mia e la cosa meravigliosa è che lei continua ad aiutarmi, anche nelle cose frivole. Cosi ieri cercavo disperatamente una gonna o un pantalone, insomma qualcosa per il di sotto, di colore nero, che non fosse “nè di lino nè di cotone”, come imposto dalla mia cara amica C.  Mi è tornato in mente quando potevo aprire l’armadio di mia madre e rubarle una giacca o un vestito carino, visto che avevamo la stessa taglia ed era una tipa allegra, che al limite si vestiva da signora ma mai da babbiona. L’armadio ora è una specie di ripostiglio ma ho conservato alcuni suoi abiti, alcuni particolarmente belli, altri particolarmente suoi, in un cassettone nella camera da letto di mio padre. Insomma, per farla breve, mi sono bastati pochi minuti per trovare la gonna che speravo di trovare. Nera, sotto il ginocchio, un po’ velata, molto chic.

E indossarla sarà un altro motivo (oltre all’occasione di scrivere un buon post!) per andare  stasera al sontuoso ricevimento alla villa dei duchi archibugi.

Preparativi

N: Insomma volete proprio andare li, sabato?

C: bhe può essere divertente, molto Sex and the City

N: a villla pallottini dei duchi di aragona?

C: guarda che è roba chic mica stiamo a parlare delle cene del pd.

N: si ma non è un concerto, non è uno spettacolo, non è un vernissage…che se fa?

C: che se fa? guardiamo la romadabere e ridiamo alle loro spalle…. cmq io sfoggio vestito tranquillo nero lungo con fiori preso a Positano da mia suocera. A proposito, il tuo pantalone nero mi va bene  ma solo se elegante  quindi non di lino  nè di cotone.

N:…

N: ma se andiamo da un’altra parte?

C: Smettila! Ce sarà tutto il mondo. Mica sò le cene RAI! Avoja a scrive sul blog!

B-L-O-G. E con questo mi hai convinta. E’ davvero troppo tempo che ci conosciamo.

Variante in Chandler

Avevo aperto la finestra, anche se sapevo che non avrei migliorato la situazione. Le pale del ventilatore giravano cosi lente che sembrava ti stessero a fare un favore. Faceva tremendamente caldo.

Sul tavolo, le solite due dita di polvere mi ricordavano quanto tempo era passato dall’ultima volta che avevo pagato qualcuno per sistemarmi l’ ufficio. Era uno di quei giorni che già quando scendi dal letto sai che non succederà un bel niente. Mi aspettavo qualche cliente insulso, chesso’, il solito marito cornuto alla ricerca della moglie che si trastulla col postino in Messico.

La maggior parte della gente pensa che gli investigatori privati abbiano una vita avventurosa. Se intendono per avventurosa una vita in cui capita qualche inseguimento, vola qualche cazzotto e al limite rischi la pelle, allora ho una vita avventurosa. Poi pero’ ti capitano giornate come questa e ti senti un idiota seduto ad una scrivania impolverata, senza una donna che ti aspetta a casa e senza un amico con cui ingoiare due dita di wisky per non sentirti un idiota.

Ma quella volta mi sbagliavo, qualcosa sarebbe successo.

Avevo appena preso il cappello, deciso ad anticipare di qualche ora la colazione, che entra occhidacerbiatta.

Due occhi cosi luminosi, che per poco non mi accorgevo che era bionda.

-Disturbo? - Era una cerbiatta con la voce da fata

- Stavo andando ad ubriacarmi, ma rimandero’ di qualche minuto. Come posso esserle utile?

- Mi avevano detto che lei era un tipo simpatico. Le devo parlare di una cosa molto riservata…

L’aria era immobile, le pale del ventilatore giravano a vuoto. O ero io che stavo invecchiando o occhidolci surriscaldava l’ambiente. Se per caso era una cliente che cercava il consorte sparito, speravo solo che il cretino in quel momento se la stesse facendo col postino nei mari del sud.

***************

(Ecco l’effetto che fa leggere per la prima volta Chandler, in piena estate con il divano che ti si appiccica addosso ed un ventilatore che fa l’impossibile dalla notte prima, per abbassare la temperatura. )

Giovani e Ggiovani

Ieri, serata ggiovane. Nonostante i trentuno, faccio ancora molte cose da ggiovane e sto pure in buona compagnia. In parecchi viviamo in questo limbo, di adulti con ancora molto da fare prima di sentirsi tali. Un amico ha detto che noi trentenni siamo la generazione incompiuta, e mi convinco sempre di piu’ che ha ragione. Abbiamo un lavoro precario, una casa da pagare e un mucchio di cose in testa da portare a compimento prima che sia troppo tardi. Cosa si intenda con troppo tardi, ancora lo devo mettere a fuoco.

Comunque, mentre assistevo al concerto reggae sulla spiaggia vicino ad Ostia, tra moltissimi giovani e parecchi ggiovani, pensavo alla Giamaica, a quant’è bella la luna d’estate e a come incrementare il reddito in maniera legale, tarlo questo, che mi trapana il cervello almeno una volta al mese. Come è noto, i soldi portano soldi, mentre se il capitale iniziale è poco pure se si è in quattro, ed è una notte d’estate, e sei seduto sulla spiaggia con una birra in mano a sentire musica reggae, il pensiero di come fare soldi porta ad un sacco di idee strampalate e risate a garganella:

- Potremmo comprare due pecore e mettere su un’allevamento…

- Quanto ci si farà a pecora?

- E dove le teniamo? In campagna mica possono stare da sole…

- E se dopo che le comprano se le mangiano?

- Allora facciamo una cosa di nicchia…che ne so, coltiviamo orchidee rare da rivendere a prezzi stratosferici! Prima proviamo con una e poi…

- Non puoi calcolare un ammortamento di scala…

-…?

- Sennò…

-Scusatè rigà….

Ci interrompe il ragionamento una ragazza sui venti, con il pearcing al naso e gli occhi a mezz’asta. Ma ci ha chiamato rigà e abbiamo tutti risposto immediatamente con un sorriso.

- Scusate rigà…che c’avete nà scheda?

- No, non fumiamo!- Risponde Et. cortesemente.

La ragazza, saluta e se ne va.

- Ma perchè mo se usa la scheda per fumare? - dice E.

- Che scheda? Aggiungo io che proprio non ero riuscita a leggere il labiale della ragazza dopo che aveva detto “Scusate rigà

- Mica ha detto scheda…- fa dubbioso Et.

- Come no!
dicono in coro ridendo E. e C.

Andiamo bene… Ggiovani, ggiovani poi ci chiedono una scheda e facciamo la figura dei rincojoniti….

- Forse è un modo di chiedere un euro…

- Forse doveva telefonare!

- Oh io c’ho due gettoni! - Dice E. girandosi a cercare la ragazza.

- Vabbè rigà, scialla !- Concludo io con noncuranza.

- …?

In fondo si impara qualcosa anche da un fratello diciottenne.

Scuola guida

Con la P attaccata al vetro
Tu canticchi e l’altri dietro
Che te frega se m’enfarto
L’importante è de fa ‘l sarto
E rientrà tra i rinomati
cojoni patentati.

Hai mancato du vecchine con la sporta
Perché la curva te piaceva falla corta
C’avevi la guida strabilliante
prima ancora de avecce la patente.

Si vortavi a sinistra spericolato
nun t’accorgevi che era senso vietato
Ma ‘r core mio lo sapeva bene
Se strizzava e friggeva ne le pene.

Pe non parlà der primo parcheggio
Che già trovà un buco qua è un miraggio,
sterzà da fermo è na vera fatica
e dietro a sonà fino all’appia antica.

Ma domani vedrai che prendi il via,
senno’ a che è servita tutta sta paura mia?
Vedrai che mo che sei prudente
la piji al volo sta cosa, sta patente!

I misteri del forno

Cotto a puntino è l’istante tra il prima e il poi.

Tre haiku per un delfino

Il vento porta
il fischio del delfino
ancora felice.

Il tuffo rompe
il silenzio estivo
nel mare calmo

ma lentamente
una busta scivola via
con la corrente

 

 

 

 

Come è andata a finire la questione dei precari rai?

Con un sudatissimo accordo firmato il4 giugno dopo 20 ore di riunioni tra sindacati e vertici aziendali. Si tratta di un documento che abbiamo costruito tutti insieme. Molti di noi sono rimasti accampati nelle sale di lusso del piano terra di viale mazzini mentre i sindacati ogni tre ore scendevano a leggere la trattativa per discuterla con noi.

Alla fine ce la siamo cavata con il solito compromesso italiano. Ci hanno fatto riconoscere la stagionalità del nostro lavoro (che esula dalla riforma del welfare e dunque dall’obbligo dell’assunzione) in cambio di una stabilizzazione per tutti quelli che avevano maturato almeno i 36 mesi della legge, con una promessa di assunzione a seguito di graduatoria.

A tutti gli altri è stata assicurata la possibilità di poter continuare a lavorare a t.d. e la verifica annuale della possibilità di un ingresso nelle graduatorie di assunzione.

Questo, riassumendo a grandi linee. Quindi mi assumeranno al massimo entro il 2014…sta cosa me fa troppo ride!
D’altronde, è il migliore dei mondi possibili….

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